Pagina:Barrili - I rossi e i neri Vol.2, Milano, Treves, 1906.djvu/85

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— Sì certo! — andava egli borbottando negli intermezzi delle sue furie. — Erano venuti soltanto per la cassettina d’ebano, quei carabinieri di nuovo conio. Ah maledetta lingua!... —

E alle ripetute domande dell’Assereto che instava presso di lui per avere la spiegazione di quelle parole, il povero servitore aveva risposto un nome, quello del Bello, che era stato il suo Pilade, e poteva dirsi con più ragione il suo Giuda. Ma non sarebbe andato impunito, o non avrebbe avuto il tempo d’impiccarsi da sè, come l’apostolo del fico; perchè egli, Michele, com’era vero Iddio, l’aveva a freddare colle sue mani.

L’Assereto, che aveva durato molta fatica a cavargli i suoi sospetti di bocca, così furente com’era, ne durò un’altra grandissima a chetarlo. Finalmente (così narrava agli amici) gli aveva ingiunto, per l’amore dei suoi padroni, di non muoversi di casa, fino al suo ritorno, aspettando che egli avesse trovato il modo di porsi sulle tracce della signorina Maria. Questo era l’essenziale; quanto alla vendetta, sarebbe venuta poi; che intanto la era, giusta il proverbio de’ Côrsi, una vivanda da mangiarsi fredda.

Il racconto dell’Assereto fu ascoltato dagli amici Templarii con una attenzione che mai la maggiore. E invero, quel tenebroso sviluppo di casi, quella filatessa di malanni che s’era andata svolgendo così assiduamente nel breve giro di pochi mesi, e seguendo la legge del motus in fine velocior su quella giovine coppia fraterna, appariva tale da far pensare non poco, e da far credere che una possanza occulta avesse vigilato l’intrigo, condotto lo svolgimento del dramma.

Chi volle andare al fondo di quella evidente macchinazione fu il giornalista Giuliani, avvezzo per lunga e non lieta consuetudine del suo ufficio, a scrutare i cuori e le reni, per ogni atto degli uomini a metter sempre il naso nelle quinte, sul teatro della vita. Se Adamo fosse stato gionalista, scommettiamo che non avrebbe mangiato così alla leggiera il pomo della scienza, vogliam dire senza levargli la buccia, e senza investigarne la polpa, giù giù, fino alle cellette del torsolo. Epperò il Giuliani, mentre gli amici rimanevano come trasognati, fu sollecito a cogliere il primo appiglio, per tentare il suo lavoro a ritroso.

— Il Bello, hai detto? Chi è costui? Sarebbe per avventura un certo Garasso?