Pagina:Barrili - L'olmo e l'edera, vol. 1.djvu/40

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 36 —

la temperatura, che è condizione di vita ad ogni organismo, fa godere, amare, vivere insomma. Che fa, in quella vece, una delle donne di cui si ragiona? Dà luce, calore e vita ai suoi pianeti? No certo; ella non spande nè luce, nè calore, nè vita; tutto riceve da essi, e non rende mai nulla. Gli adoratori sono altrettanti fuochi che l’hanno tolta per centro, che la irradiano, la riscaldano, o tentano riscaldarla. Tentano, notate bene, tentano! Invero quella levigata superficie si riscalda un tratto; la prima crosta, l’epidermide, sente il frizzare di quelle lingue fiammanti; ma il centro, il nocciolo dell’astro maggiore, è un gelo eterno, e ogni alito infocato che giunge fin là, si converte in ghiacciuolo. Quei pianeti che danzano intorno a lei, come le mitologiche Ore intorno al Tempo, le dicono che essa è bella, che è adorata, che il suo regno è felice; raggiano verso di lei con tutta la potenza della gioventù e della passione; essa non riverbera nulla, è un corpo opaco, e le rare fosforescenze che a volte ella sprigiona, simulando la luce e il calore, non giungono neppure ai poveri pianeti; le gode qualche cometa, che viene turbinosa dalle profondità dello spazio