Pagina:Barrili - La figlia del re, Treves, 1912.djvu/188

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muovere Virginio Lorini, che si pentì di aver toccato quel tasto.

— Signor conte, La prego; — diss’egli. — Non chiedo le sue confidenze.

— No, è bene che sappia; — ripigliò il signor Momino, sempre più esacerbato. — È bene che lo sappia Lei, che tutto il mondo lo sappia, per guardarsi da uomini tali, che colla faccia dell'arcangelo Gabriele s’introducono nelle famiglie, ottengono in veste d’amci la stima e l’affetto della gente, per poi farne ludibrio. Mi senta, mi senta, che è cosa edificante davvero. Non si è egli osato di asserire e di scrivere sui giornali che le prediche del padre Giovan Battista da Modena non erano autentiche? che il codice in cui si leggevano scritte, codice trovato da me, intorno al quale lavoro indefessamente da cinque anni, era una burletta, una falsificazione? E la prova di ciò? La prova volevano trovarla in questo, che nelle prediche del mio cappuccino a’Este fossero dei brani intieri di prediche del Segneri. Capirà; Alfonso III d’Este, il mio cappuccino, è nato nel 1591; è entrato in religione nel 1629; ed è morto nel 1644. Il padre Segneri è nato nel 1624 ed è morto nel 1694. Lo vede di qui il colpo che mi tiravano?

— Veramente.... — balbettò Virginio, che non intendeva più dove quell’altro andasse a parare.

— Ecco qua; se nelle prediche del mio codice si leggevano passi di quelle del Segneri, di un autore più tardo, il mio cappuccino evidentemente non era l’autore; il mio codice per conseguenza era una falsificazione. Per fortuna.... non siamo eruditi per niente.... per fortuna, ho potuto dimostrare, e vittoriosamente, che il codice è autentico, della prima metà del Seicento, sissignori, della prima metà, e che il padre Segneri ha copiato lui, lui, dal mio cappuccino d’Este. E la Deputazione di Storia Patria mi ha dato ragione. Sfido io, se non doveva darmela.

— Ma lo Zecchi, come c’entra?

— Lo Zecchi? Era lui, non ha inteso? era lui che aveva inventata la favola; lui che aveva or-