Pagina:Barrili - La figlia del re, Treves, 1912.djvu/291

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rebbe inutile il dire che aveva ripigliato l’uso quotidiano della partita a tarocchi.

— Che strana donna, quella mia figliuola! — diceva egli tra sè. — Va da un eccesso all’altro con una facilità singolare. E vedete che calma, che tranquillità, che flemma! Non par più quella che in quattro e quattr’otto ha messo Maddalena alla porta.

XIX.

Passò un mese, e quasi la metà di un altro, senza che del conte Spilamberti si avesse notizia.

E l’avvocato di Bologna che doveva scrivere per lui? Il signor conte lo aveva pure con molta sicurezza annunziato! Ma sì, piglialo; era stato un pretesto per guadagnar tempo, ed anche per condurre le indagini dei Bertòla, caso mai avessero risoluto di farne, sulla via di levante anzi che su quella di ponente, che il signor conte degnissimo aveva deliberato di prendere.

Eppure, se non si voleva far nulla col procuratore del re, sarebbe bisognato far qualche cosa col tribunale, per ottenere ad ogni buon fine una separazione di beni. Ma anche questo partito piaceva poco a Virginio; ed egli per allora lo dissuadeva.

— Lasciate correre; ci sarà tempo; — diceva Virginio al suo principale.

Ora, poichè qualunque cosa si fosse fatta, il carico delle prime pratiche doveva cascar sulle braccia a Virginio, segretario e factotum, un «lasciate correre» di Virginio doveva a sua volta persuadere il signor Demetrio; persuaderlo per forza, s’intende, e non per bontà di argomenti. Così un cavaliere inesperto si adatta a cambiar di strada, quando si avvede a certissimi segni che il suo cavallo non farà un passo più avanti, dispostissimo per contro a metterlo in condizione di fare il suo viaggio a piedi.