Pagina:Barrili - La legge Oppia, Genova, Andrea Moretti, 1873.djvu/105

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atto terzo 101

Erennio

(da sè)

Bene! Ora il console me lo fulmina, me lo annichilisce!

Valerio

(perplesso)

Io?... Penso che in tal guisa ti si potrebbe rispondere. Ah!

(vedendo Fulvia che gli accenna di farsi animo)

Infine, sì; penso tutto quello che ho detto.

Erennio

(vedendo anch'egli le donne)

Ahi! Non son tutte chiuse nel Tabulario, le streghe!

Valerio

Sì, sappilo; io t’amo, ti venero, o Marco; nè tu potresti avere fratello minore, o figliuolo, che ti rispettasse di più. Ma io, vedi, non son più padrone di me.

Catone

(con accento d'ira profonda)

Anche te hanno ammaliato le donne?

Valerio

Ah no; di’ piuttosto che una di esse m’ha richiamato al mio debito di giustizia, una sola che adoro.... e adorando lei, non vengo meno alla mia divozione per te.

Catone

Mia sorella!