Pagina:Barrili - La legge Oppia, Genova, Andrea Moretti, 1873.djvu/24

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20 la legge oppia


la sorella del Tuscolano. Dov’ella è, si può metter pegno che egli sia, o non istia molto a capitarci.... L’altro dì, ai giuochi Megalensi, l’avete veduto?

Marzia

E dove?

Annia

In teatro, alla recitazione dell’Epidico, di quel loro Tito Maccio Plauto. In cambio di rimanere a posto co’ suoi colleghi, il leggiadro tribuno, già così alieno dalle donne, da passare in proverbio, è andato a sedersi più in alto, presso a lei, cogli occhi rivolti al suo òmero, anzichè alla scena. Si sarebbe detto che volesse contar le pieghe del suo velo.... o le lentiggini del suo collo. E si gonfiava, la superba; facea la ruota, come i pavoni di Giunone.

Marzia

Eh, queste cose s’imparano presto ed ella si fa in breve agli usi delle gran dame. Tu la vedrai, Annia Luscina; tra poco ella sarà qui.... A proposito, veniamo all’essenziale. Ci abbiamo di grandi cose... che sono in relazione colla nostra congiura. Abbiamo..., sta attenta!.... abbiamo un grande arrivo dalla Grecia.

Annia

(facendo il viso scontento)

Ah, filosofi?

Marzia

Meglio ancora.

Annia

Manco male; mi avevate già fatto paura. E chi dunque?