Pagina:Barrili - La legge Oppia, Genova, Andrea Moretti, 1873.djvu/87

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ATTO TERZO


La scena rappresenta un ampio colonnato d'ordine etrusco, sul Campidoglio, colla veduta di Roma nel fondo. Fuori del portico si vedono magistrati, apparitori e cittadini, che vanno e vengono. È giorno comiziale, e molto popolo si accalca lassù. — Di dentro è Erennio littore, che passeggia lentamente col suo fascio sulla spalla. Poco stante entra Catone dall'intercolonnio, colla toga a sghembo, di cui tenta ravviare i lembi sugli òmeri. — Erennio lo saluta, abbassando il fascio infino a terra.

SCENA PRIMA

Catone e Erennio

Catone

Ma si può dar di peggio? Vedete come mi hanno stazzonato quelle Megère. E mancò poco non mi facessero a brandelli la toga!

Erennio

(avvicinandosi)

Che hai, prestantissimo Console? La repubblica avrebbe ricevuto in te alcun detrimento?

Catone

Smetti le frasi e dammi una mano. Così! Queste maledette donne che corrono le vie di Roma a guisa di cavalli sfrenati! Ma che siamo ai baccanali di Grecia? A vederle, come si dànno moto di qua e di là, e questo affrontano, e quell’altro tirano pel lembo della toga, dimandandogli il suo voto contro la legge!