Pagina:Barzini - Dal Trentino al Carso, 1917.djvu/188

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178 il san michele espugnato


Contorniamo il Carso. È il primo giorno oggi che un’automobile può percorrere i piedi delle funeree alture, coperte da immensi rabeschi di trincee, senza sentirsi cercata dal cannone nemico. Seguiamo la strada di Sagrado, la strada delle rovine e dei cimiteri. Arriviamo sul campo della battaglia di ieri, a Peteano e a Boschini. Da ogni parte caverne, trincee, camminamenti, alberi stroncati, macigni franati dai declivi, reticolati, «cavalli di Frisia», buche di proiettili.

Rimbombano scoppi vicini, qualche proiettile passa alto con un fruscio rombante da aeroplano, di tanto in tanto uno stormire violento sulle cime degli alberi. Siamo al limitare della battaglia, sul Vippacco, tortuoso e limpido, che scorre senza rumore, fra candori di ghiaie sulle quali un affollamento selvaggio di cespugli reclina le sue frondi.

Centurie di territoriali hanno lavorato tutta la notte e lavorano ancora a riaprire il passaggio, e demoliscono, colmano, trascinano via ostacoli di ogni sorta. Bisogna spesso aspettare che la strada rinasca, pezzo per pezzo, per andare avanti, e la vita torna a invaderla a poco a poco. Un flusso di carriaggi, di salmerie, di cavalli la inonda, la riempie di frastuono e di voci.

Dei feriti leggeri passano in fila sul margine