Pagina:Barzini - Gl'italiani della Venezia Giulia, Milano, Ravà, 1915.djvu/11

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cora un articolo di fede — contro gl’italiani. La sollevazione anti-italiana assunse subito una forma violenta, come tutte le sollevazioni di contadini, e nel 1867 delle bande slave armate, scesero per la prima volta in centri italiani della Dalmazia ed a Trieste, ferendo e uccidendo. Fu la dichiarazione di guerra. Non crediamo inutile risalire a queste origini, per mostrare quanto la persecuzione dell’italianità risponda fin dall’inizio ad un programma inesorabile.

Per comprendere la situazione attuale dobbiamo dare uno sguardo al passato. Non ci soffermiamo a dire con quali frodi, tre anni dopo, alle elezioni dietali del 1870, fu sconfitta l’italianità in Dalmazia, non raccontiamo i famosi scandali elettorali di Sini, il massimo distretto dalmata, dove la votazione fu prolungata per otto giorni perchè non si riusciva a raggiungere la maggioranza croata, dove le liste erano piene di morti, dove due compagnie di cacciatori tirolesi furono chiamate a scacciare con le baionette gli elettori italiani che, trattenuti dall’ostruzionismo, si ostinavano anche dopo otto giorni a voler votare, dove il presidente governativo della commissione elettorale fu sospeso telegraficamente perchè manteneva l’ordine ed evitava la frode, dove due impiegati governativi furono traslocati perchè avvisarono il commissario di polizia che si perpetravano irregolarità, dove lo spoglio e il computo dei voti si faceva nella abitazione del capo croato. Sono cose ormai antiche. Le varie elezioni che hanno dato la Dalmazia ai croati sono un crimine dì lesa civiltà. È però certo che da allora la lotta contro l’italianità non è stata in tutti i tempi combattuta con eguale asprezza.

Per qualche periodo è sembrato che un senso maggiore di equità o di stanchezza subentrasse ai primi furori, di fronte alla vitalità dell’elemento nazionale italiano. Ai luogotenenti implacabili come lo Jovanovich, sono succeduti uomini meno partigiani. Si sono avuti anche dei governatori italiani come il Pino, il Depretis, il Rinaldini, propensi talvolta ad una politica di tolleranza. Il conflitto con gli slavi continuava, ma senza troppe e brutali violazioni. Sì riconosceva anche alla nazionalità italiana qualche diritto a mantenere il suo