Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/124

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80 capitolo iv.


Il fiume era un po’ gonfiato dalle pioggie; largo e torbido serpeggiava capricciosamente nel vastissimo letto sabbioso. In un punto, bruscamente, la montagna sporgeva il suo fianco di roccia fino alle acque. Nei tempi di magra le carovane guadano l’Hun, e proseguono il cammino sull’altra riva. Noi non ci arrischiammo a tentare la corrente alta. Decidemmo di prendere la via del monte, la quale si sollevava arditamente avanti a noi con un dislivello repentino, e spariva subito fra i dirupi.

E cominciammo la scalata.

Il sentiero era tagliato nella roccia. Seguiva tutti i crepacci del monte. Aveva dei serpeggiamenti così serrati, che in certi istanti a dieci passi non vedevamo più alcun passaggio, ed avevamo l’impressione di sboccare sull’abisso. Non ci lasciava mai indovinare i suoi giri; provavamo una continua sorpresa. Alla nostra destra s’innalzava la parete di roccia; costeggiavamo a sinistra il precipizio. In fondo ad esso il fiume. Al di là del fiume scoprivamo, ascendendo, un orizzonte che si apriva sconfinatamente, la valle del Sang-kan-ho, le montagne pallide del Hwang-hwa-shan, incerte, incorporee, lievi come spettri di montagne; spingevamo lo sguardo nel cuore dello Shan-si. A tratti il sentiero si restringeva; in certi punti era largo appena per il passaggio delle ruote; erano momenti d’ansia; sul ciglione in altri tempi erano stati costruiti muricciuoli di riparo, ora cadenti o caduti, e guardando in basso provavamo l’impressione d’essere sospesi. Vedevamo carovane di cammelli camminare lungo l’Hun, simili a file d’insetti. Talvolta dei macigni sporgevano sulla nostra testa, e, quasi istintivamente, affrettavamo e facevamo agli altri affrettare il passo.

La manovra dell’automobile era faticosa e difficile. Noi lavoravamo con i cinesi, ora alle ruote, a spingerne i raggi a colpi di spalla, ora a portare soccorso alle cordate, a dirigerne gli sforzi. I coolies erano ammirevoli. Qualche cosa delle nostre ansietà e del nostro entusiasmo era penetrato in loro. Attenti e volonterosi, davano tutta la loro forza e tutta la loro intelligenza. Nel duro lavoro mettevano dell’amor proprio. Avevano imparato il