Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/204

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
158 capitolo vii.


rifece accuratamente il suo pacco, ottimo espediente per non perdere una carta preziosa ma che non sarebbe consigliabile agli uomini d’affari. Ci accorgemmo che il cammello era carico di due bidoni di benzina. Allora comprendemmo: la Spyker, probabilmente a corto di combustibile, aveva telegrafato da Pong-Kiong ad Udde per farsi spedire due bidoni del deposito, ed i bidoni erano in viaggio. A Pong-Kiong avevamo ceduto alcuni litri della nostra benzina, e credo che le De Dion-Bouton avessero fatto altrettanto.

Alle quattro ci trovavamo in una regione frastagliata da roccie basse, erette qua e là sulla pianura come scogli sul mare. Alla vigilia non riuscivamo a vedere la stazione di Pong-Kiong che credevamo perduta, ora invece vedevamo un Udde in ogni roccia lontana. Rimanevamo ingannati ad ogni passo. Per non perdere di vista i fili del telegrafo cercavamo di seguirli ovunque, sul dorso di colline, fra sassi e macigni; l’avanzata si faceva faticosa. Verso le cinque ci si presentò un’altura formata da un ammasso di roccie tondeggianti. Ai suoi piedi, confusa con le pietre, una casetta cinese: Udde. Pochi minuti dopo entravamo in quel luogo di delizie, in tutto simile a quello che avevamo lasciato al mattino.

Fummo ricevuti non da uno, ma da due impiegati telegrafici. Arrivavamo in un momento di trasloco; il vecchio telegrafista di Udde stava per lasciare il suo posto e si preparava a diciassette giorni di viaggio in carovana per raggiungere Kalgan. Intanto iniziava ai doveri dell’ufficio il nuovo collega giunto qualche giorno prima.

Quell’uomo che lasciava il deserto era felice. La contentezza lo rendeva espansivo. Ci seguiva per tutto, sorridendo. Volgendoci eravamo sicuri di vedere quel cinese piccolo e magro, munito d’una gran coda e d’un gran paio d’occhiali a stanghetta, pronto a confidarci la pienezza della sua gioia. Mentre scrivevo il mio resoconto telegrafico, mi parlava:

— Vado a Shang-hai.