Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/246

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198 capitolo ix.


che degli altri uomini a cavallo, ma andavano egualmente, aizzando le bestie col grido. Soltanto pochi ufficiali, meglio montati, riuscivano a mantenersi vicini alla vettura. Come una gran caccia, seguiva la cavalcata indescrivibile, orda selvaggia lanciata a galoppo. Scompariva nella polvere, s’ingolfava tumultuosamente nelle strade. Molti cavalli portavano due cavalieri. S’udivano grida festose: quella corsa non era che un giuoco; ma la scena conservava tutta l’apparenza d’un furore. Pareva che Urga fosse invasa da un barbaro esercito vittorioso. Era una visione d’altri tempi, alla quale le difese a palizzata davano veramente uno sfondo guerresco. Si sarebbe detto che tutta un’antichità inseguisse ferocemente quella piccola cosa moderna che fuggiva avanti senza cavalli.

Il Governatore volle essere condotto fino alla Banca Russo-cinese, dove il suo palanchino venne a riprenderlo. La passeggiata ebbe una inattesa conseguenza politica. Alla sera il Buddha vivente mandò a dirci che ci avrebbe fatto sapere soltanto fra alcuni giorni se ci avrebbe o no concesso il gaudio di vederlo.

— Ma come — esclamammo — se aveva tanta premura per noi!

— Ah, capisco! — ci mormorò qualcuno — s’è impermalito.

— Chi, il Buddha vivente? E perchè?

— Per la corsa del Governatore.

— Possibile?

— Certissimo. Egli tiene alla priorità, ed è ostile al Governatore.

— Sicchè siamo fuori delle sue simpatie?

— Irrimediabilmente.

— Peccato! Volevamo portare anche lui in automobile!

Ma ci rassegnammo facilmente alla nostra disgrazia. Nel pomeriggio di quel giorno giunsero ad Urga le De Dion-Bouton. Anche Cormier, Colignon, Longoni e Bizac avevano subito nel deserto quel radicale mutamento di colore che trasformava