Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/282

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
232 capitolo x.


significanti la “lunga vita„ e la “buona fortuna„, tutta la vistosa raffigurazione delle cose che in Cina hanno l’incarico di respingere il male e di accogliere il bene. Tale esuberanza ornamentale e simbolica è propria dei paesi più cinesi della Cina, di quelli al di là del Fiume Giallo, ove non giunse l’influenza tartara.

La popolazione di Maimachen fu messa in agitazione dal nostro arrivo. Ci avevano visto discendere dalle colline sabbiose, e uscirono per le strade, ci vennero incontro, si affollarono sul nostro passaggio tutti quei cinesi dalle vesti azzurre e il ventaglio in moto. Non una donna fra loro. È una singolarità di Maimachen, la più strana che si possa immaginare in una città di migliaia d’abitanti: non vi esistono donne. Non so se si debba a qualche clausola dei trattati con la Russia — che teme su tutto il suo confine orientale le conquiste della prolificazione gialla — oppure ad una spontanea determinazione dei cinesi che rifuggono dallo stabilirsi lontano dai loro paesi per non soffrire dopo la morte — secondo le loro convinzioni — il più doloroso esilio dell’anima; il fatto è che Maimachen è una città di maschi.

Questa bizzarria ha un riscontro che forse non le è assolutamente estraneo: a tre li da Maimachen, nella campagna, esiste un villaggio di yurte abitato unicamente da donne mongole, niente altro che donne....

Un giovane cinese ci fece cenno di fermarci, parlandoci in inglese. Voleva avere l’onore di ospitarci, sia pure per pochi minuti, come l’avevano avuto tutti i suoi colleghi da Kalgan ad Urga: egli era il direttore dell’ufficio telegrafico.

— Ho mandato ad avvertire del vostro arrivo il Commissario di polizia di Kiakhta — ci disse accogliendoci nella sua casa privata — e intanto potete rinfrescarvi, lavarvi; bere qualche cosa....

Eravamo ridotti in uno stato indescrivibile. I nostri volti erano letteralmente neri di polvere, ed avevamo sui vestiti tutta una incrostazione dei diversi fanghi con i quali avevamo fatto intima conoscenza lungo il percorso: fango nero dei pantani, giallo del Chara-gol, bianco dell’Iro. Ci portarono acqua calda,