Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/372

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318 capitolo xiv.


cità di 40 e anche di 50 chilometri, fra praterie verdi e folte, screziate e striate da fioriture gialle e bianche, costellate dagli stessi vividi fiori delle Alpi, e popolate da mandrie di buoi e di cavalli vigilate da mandriani dalla tunica asiatica e dal berretto di pelo da cosacco. La pastorizia è laggiù ancora l’occupazione esclusiva dei semibarbari, di meticci che hanno un po’ dello slavo e un po’ del mongolo.

Il signor Radionoff, che per la prima volta s’iniziava alle vertiginose delizie della velocità, mandava gridi di meraviglia, d’entusiasmo e di piacere. Ad ogni volata ripeteva ferventemente il proposito di acquistare un’automobile. La voleva subito; l’avrebbe ordinata appena tornato a casa; avrebbe telegrafato; intendeva averla come la nostra, precisa. Dopo un po’ il suo entusiasmo si calmò; il nostro ottimo compagno s’era fatto taciturno: aveva aperto il pacco della colazione. Senza dir niente ci passava dei cibi; vedevamo comparirci vicino al viso la sua mano con un enorme sandwich, che afferravamo facendo un cenno di ringraziamento e divoravamo; appena il sandwich era sparito, ricompariva la mano con una nuova porzione. Pareva la mano della Provvidenza. Le sue provviste dovevano essere inesauribili, poichè finì prima il nostro appetito di loro.

Passavamo per numerosi villaggi, cinti dalle loro staccionate, con i cancelli che barravano la strada. Al di sopra dei tetti di legno si levavano le sottili aste dei pozzi, tutte eguali, alte, inclinate; si sarebbero dette delle lunghe lance lasciate fuori dagli usci troppo piccoli. Alcuni di quei villaggi erano cosacchi: sulle case sventolavano piccole bandiere rosse o bianche con dei numeri. Ogni finestra aveva i suoi fiori: le nere isbe se ne erano ornate per festeggiare la breve primavera. Il siberiano adora i fiori, e, per quanto povera, la sua casa ha sempre dei vasi di gerani, di garofani, di oleandri, che prosperano al calore della stufa. Il fiore rallegra la nudità dell’isba. È amato perchè raro, ed anche perchè quelle piante che bisogna curare tengono compagnia nei lunghi, silenziosi e bianchi mesi dell’inverno, quando il freddo e