Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/387

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

nel bacino del jenissei 333


derci, di trattenerci; nei giri della strada sembrava sempre che le piante si rinserrassero avanti e dietro di noi, che avanzassero insensibilmente a barrarci il cammino e tagliarci ogni scampo; si sarebbe detto che si muovessero quando noi non le guardavamo; ad ogni momento la via spariva nel folto e pareva sopraffatta e finita. I tronchi dei pini, rossastri, eretti, altissimi, avevano la maestà di colonne. Folti arbusti selvaggiamente intrecciati, invadenti i bordi della strada, formavano lunghe siepi impenetrabili, che sembravano voler custodire la vergine maestà della selva. Ad un certo punto, sorpreso dal rapido sopraggiungere dell’automobile, un grosso lupo attraversò correndo il sentiero: noi turbavamo la vita primordiale della taiga.

Qualche volta il bosco si diradava, trovavamo delle radure, poi dei prati, e, nelle avvallature, villaggi solitarî che vivono nella foresta e della foresta, circondati da enormi cataste di legname destinato forse alla ferrovia. Erano piccoli villaggi dall’aria felice, soddisfatti d’ignorare il mondo, di essere tutto il proprio mondo, abitati da biondi boscaiuoli dalle forme atletiche. Questi uomini sono gli amici e i nemici della taiga, l’amano e la combattono, atterrano le sue schiere gigantesche e credono alle più poetiche leggende della foresta, gli alberi sono i loro compagni e le loro vittime. Vicino alle isbe, con le stanghe sollevate come due braccia, si allineano i carri enormi che servono al trasporto dei tronchi, e tutto intorno pascolano cavalli che l’automobile spaventava e faceva fuggire avanti a noi in lunghe galoppate.

Una sorpresa ci aspettava. Improvvisamente abbiamo scorto fra i rami i pali del telegrafo, e poco dopo ci siamo trovati vicino alla ferrovia. Un lungo sibilo ha echeggiato, e un treno ci ha raggiunti spandendo il suo ansimare alacre. Durante qualche minuto abbiamo corso fianco a fianco con quel convoglio. Dai finestrini i viaggiatori ci salutavano e ci gridavano “addio„. Ma presto il nostro sentiero ci ha discostati dalla strada ferrata, e ci siamo ritrovati ancora in una quiete primitiva. È stato per noi come un fuggevole congiungimento con il mondo in mezzo a