Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/52

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10 capitolo i.


gazioni e dalle vendette della civiltà ma ancora intatta nel suo spirito e nel suo aspetto, fedele a sè stessa, singolare, unica, cinta dalla linea ieratica delle sue portentose muraglie. Ora il quartiere delle Legazioni faceva sorgere nel cielo, arrossato dal tramonto, una folla di tetti di palazzi e di ville europee, cuspidi di chiese, torri con orologi e senza orologi, tutto un profilo di città occidentale e moderna che copriva in parte le graziose pagode lontane del recinto imperiale. Lampade elettriche s’accendevano per la via, illuminando uniformi di soldati europei che passavano. Fischiavano locomotive verso l’Ha-ta-men. Ogni tanto udiva nell’interno dell’albergo trillare un campanello telefonico, che dominava i suoni d’un’orchestra. E l’orchestra, europea, suonava per un convito di dignitari cinesi, i quali mangiavano senza bacchettine. Pensavo che noi a tante deplorevoli novità stavamo per aggiungere anche l’automobile.... La Cina se ne va! — dicevo fra me con un certo rimpianto.


Il giorno dopo mi accorsi bene che, invece, la Cina non se ne andava affatto.

Tutte le innovazioni che mi avevano tanto colpito, non uscivano dal recinto del quartiere delle Legazioni, recinto fortificato per giunta. Erano prigioniere, chiuse in una sorta di lazzaretto della europeizzazione. Al di fuori, tutto intorno, si stendeva l’immensa città incontaminata, sempre eguale, la Pechino dei secoli passati. E nella Pechino, in un antico palazzo dalle molte corti ombrate di stoie, contro alle profanazioni dell’occidente vegliava un consiglio di uomini saggi e venerandi: il Wai-wu-pu, il Gran Consiglio dell’Impero Celeste. In quel momento il Wai-wu-pu (presieduto dal celebre Na-Tung, che fu capo-boxer, ex-condannato a morte dalle potenze le quali chiesero la sua testa come condizione di pace nel 1900, e divenuto invece una specie di ministro degli esteri conservando naturalmente la sua testa e nella testa le sue idee) in quel momento, dico, il Gran Consiglio era assolutamente intento a salvare l’Impero da un nuovo, terribile nemico.