Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/544

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480 capitolo xxi.


ritrovare, dai colleghi del Club Imperiale. La folla si aduna alla nostra uscita, una folla disciplinata e seria, che ci saluta con degli hoch detti a tempo, degli hoch! corali. Una bambina, timidamente, ci porge dei fiori e fugge. Alle due siamo nuovamente sotto l’ombra degli alberi della grande strada maestra, e continua la visione vertiginosa d’un paesaggio che non ha il tempo d’imprimersi nella nostra memoria.

Sono villaggi graziosi come se qualche artista li avesse disposti per creare quadri in natura: laghetti, stagni che riflettono il folto di boschi, canali pieni di barche. Improvvisamente mandiamo un’esclamazione di meraviglia: vediamo all’orizzonte l’azzurro del mare.

È la laguna di Frische, iridata come un’immensa conchiglia. Lontano, al di là, sfuma il golfo di Danzica. In quell’azzurro soffuso veleggiano delle barche, dei puntini candidi sospesi. Salutiamo con gioia questo mare nutrito dall’Atlantico. Gli gridiamo: «Addio, vecchio mare nostrano! Ti portiamo i saluti del Pacifico!»

Alle tre passiamo Braunsberg; mezz’ora dopo, Elbing in festa: la popolazione celebra la domenica passeggiando nei parchi. Alle quattro ci si presenta un sogno medioevale: è Marienburg, col suo fantastico castello che Guglielmo ama tanto, evocazione impressionante di sette secoli or sono, imponente, grandioso, singolare, un po’ fortezza e un po’ cattedrale, circondato da antiche case fuor di piombo, che hanno l’aria di sporgersi sull’acqua del Nogat per specchiarsi nella sua calma.

Pochi minuti dopo, Marienburg è lontana, sparita. Ecco Dirschau, moderna, coi suoi ponti monumentali gettati sulla Vistola. Infine, Preussen Stargard, una cittadina modesta che pare c’inviti al riposo. È tardi e decidiamo di passar qui la notte, tanto ci seduce la quiete del luogo.

Parigi è a poco più di 1500 chilometri.