Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/74

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32 capitolo ii.


di dubbio. Sentivo l’atmosfera di Pechino; e la corsa mi pareva un sogno. Tutto quanto accadeva acquistava ad un tratto al mio pensiero le proporzioni dell’inverosimile. L’esistenza di un’automobile a Pechino mi appariva più assurda di quella d’un palanchino sul ponte di Londra. Sentirsi a Pechino è come sentirsi lanciato indietro nei secoli, in una vita remota, immutabile. Quella civiltà millenaria ha raggiunto una perfezione, ed ha voluto mantenerla arrestandosi. Una sola cosa cammina ancora: il tempo. È nell’aria una specie di torpore che ad un certo punto vi afferra In vicinanza dell’Hun-ho. — L’automobile sorpassata dal palanchino. e vince. Non c’è europeo che vivendo a lungo laggiù non diventi un po’ cinese nell’anima. Si respira forse con la polvere sottile che cade da tante vecchie cose, quella dimenticanza del presente. Non riuscivo a pensare alla nostra Itala in corsa per le vie di Pechino e della Cina. “Alle ore otto partenza!„, parole vane. Alle ore otto l’automobile sarebbe rimasta ferma, e i secoli futuri l’avrebbero trovata ferma allo stesso posto, trasformata in un monumento cinese come quelle enormi tartarughe di pietra che si vedono nelle corti dei templi, ornamento e simbolo.

Il giorno sorse grigio, nuvoloso. Un giorno di cattivo umore