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222 la guerra nell’aria


Lubiana era in gran parte nascosta da nuvolaglie leggere.

Soltanto un lembo estremo dei quartieri al sud della città era visibile, un po’ sbiancato dai vapori. Era uno sparpagliamento grigio di piccoli tetti oscuri lungo la riva del Laibach. Una quantità di treni nereggiava sui fasci di binari della stazione, circondata da vaste tettoie. Altri treni correvano sulla linea di Gorizia. S’intuiva un intenso movimento ferroviario.

La città, che si adagia in gran parte sulle falde delle alture di ponente, s’indovinava sotto alla coltre nuvolosa. Una visibilità maggiore hanno cercato i Caproni avvicinandosi a terra. Ma le batterie antiaeree della difesa avevano aperto il fuoco. Raffiche di proiettili esplodenti accompagnavano i nostri voli. Ed è fra le nuvole che ogni aeroplano ha lasciato piombare tutte le sue granate-mina e le sue bombe.

Dopo tre o quattro giri su Lubiana, ad uno ad uno, gli aeroplani hanno ripreso la rotta del ritorno. In quel momento, quel Caproni che aveva il penultimo posto nella formazione di partenza, e che aveva assistito, senza poterlo comprendere, al primo combattimento, ha avuto un violento sobbalzo. Un guasto al motore centrale. Temendo di non poter risalire a grandi altezze, ha deviato solo verso il mare, cercando le bassure. I piloti vedevano il mare lontano, una sfumatura azzurra all’orizzonte, la salvezza. Hanno messo la prora su Trieste.