Pagina:Barzini - Sui monti, nel cielo e nel mare. La guerra d'Italia (gennaio-giugno 1916), 1917.djvu/293

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a fior d’onda 283


Essa divora e crea, a volta a volta. E soltanto alla superficie del mare i motori a nafta, possenti bevitori d’aria, possono essere messi in azione. Ad essi si affida il battello nelle traversate notturne, e va, veloce e attento.

Le ore di immersione sono contate, non si può sprecarle.

Più della metà dei sommergibili scomparsi ha incontrato la morte nel delicato periodo della navigazione in superficie. Quando si legge nei bollettini che un sottomarino è stato affondato e il suo equipaggio è prigioniero, vuol dire che il battello fu trovato a galla, impotente. Nell’Adriatico solo, forse, una mezza dozzina di sommergibili, fra nemici e alleati, sono finiti così.

Uno dei francesi, navigando a fior d’acqua, si trovò una notte circondato da torpediniere austriache, sotto una tempesta di cannonate. Una granata danneggiò lo scafo, il battello era perduto. Il comandante segnalò la resa e aiutò i suoi uomini a salvarsi. Ma egli non si mosse. «Venite! Venite via!» — gli gridava l’equipaggio. «Adieu, mes enfants!» — rispose l’ufficiale calmo, e rientrò nel ventre del battello. Discese, aprì le valvole dell’immersione. Il sommergibile invaso dall’acqua sparì col suo comandante. Il valoroso ufficiale si chiamava Morillot. Un nuovo sottomarino francese porta il suo nome....

Un altro sommergibile, in emersione vicino