Pagina:Barzini - Una porta d'Italia col Tedesco per portiere, Caddeo, Milano, 1922.djvu/50

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tiene per un tempo indefinito in questa nuova provincia l’abdicazione governativa, l’assenza di ordinamenti tollerabili, sia pure transitori, l’abbandono degli organismi amministrativi, politici, giudiziari e culturali alle influenze più apertamente avverse a tutto ciò che è italiano. Si perpetrano così e si consolidano condizioni capaci di compromettere completamente le decisioni del Parlamento sulla sistemazione definitiva di queste terre, quelle decisioni che, appunto non facendo niente, si ha l’aria di non voler pregiudicare. Perchè un territorio non è una cosa inerte che lasciata a se rimanga inalterata, non dorme il sonno della Bella nel bosco, ma vive, pensa, ha bisogni e opinioni, assume la mentalità che le circostanze le forgiano, si trasforma come il cuore di quei poveri italiani ai quali permettiamo che si insegni che sono tedeschi, si crea nuove abitudini. E se la nostra teorica sovranità non fa sentire una influenza, rimane lontana, inafferrata, ignota al sentimento del popolo alto-atesino, la cui innata disciplina e la cui istintiva obbedienza si legano definitivamente ad altro comando. Il tempo conta.

Il sovvertimento attuale, che ci inganna perchè si copre di un ordine esteriore tutto tedesco, può divenire pericoloso prolungandosi. Occorre una affermazione diretta del potere statale, qualche atto di imperio consono alle tradizioni e all’indole del paese, un segno riconoscibile della dominazione, ora così poco sentita. Per esempio, indire la leva