Pagina:Basile - Lu cunto de li cunti, Vol.I.djvu/172

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clxii introduzione


Qualche altra si avvicina piuttosto alla novella, perchè non vi è mescolanza di persone e cose meravigliose. Così quella di Vardiello (I, 4), che, «essenno bestiale, dapò ciento male servizio fatte a la mamma, le perde no tuocco de tela, e, volenno scioccamente recuperarela da na statola, deventa ricco». Cosi l’altra, la Serva d’aglie (III, 6), nella quale si narra di Belluccia, che, travestita da uomo, va a trattenersi in casa di un amico di suo padre; ed, essendosi il figlio di quest’ultimo innamorato di Belluccia, cerca di scovrirla per donna, quale egli tiene per fermo che sia, e, dopo varii tentativi, ci riesce, e la sposa. Così la Soperbia castecata (IV, 10), che racconta come un re, disprezzato da Cinziella, figlia di re, giungesse a vendicarsene, a possederla, a ridurla a vita miserabile, finchè, dopo averla abbassata e punita, la rialza e la sposa. Così la Sapia (V, 6), che narra come: «Sapia, figlia de na gran baronessa, fa deventare ommo accuorto Cenzullo, ch’era figlio de lo re, che non poteva capere lettere. Lo quale pe no boffettone che le dette Sapia, volennose vennecare, se la pegliaje pe mogliere, e, dapò mille strazie, avutone, senza sapere cosa nesciuna, tre figlie, s’accordano nsieme».

Ma, tutte le altre, appartengono al regno delle fate e degli orchi. Sono strane avventure, con la cooperazione di esseri soprannaturali, che non si riattaccano alle credenze cristiane del popolo che le racconta: misteriose tradizioni, che, pel popolo stesso, hanno un valore tutto fantastico. Una parte del contenuto di esse sono passioni, avventure, casi, che accadono, più meno comunemente, nella vita; ma le relazioni di questi fatti vengono tutte