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jornata ii, trattenemiento I. |
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fare, se n’addonaje na commare dell’orca; la quale, pigliannose lo mpaccio de lo Russo[1], voze mettere lo musso a la merda, e disse all’orca, che stesse ncellevriello, ca Petrosinella faceva l’ammore co no cierto giovene, e sospettava, che non fossero passate chiù nante le cose; perchè vedeva lo moschito[2], e lo trafeco, che se faceva; e dobetava, che, fatto no leva ejo[3], non fossero sfrattate nante Majo[4] da chella casa. L’orca rengraziaje la commare de lo buono avertemiento, e disse, ca sarria stato penziero sujo de mpedire la strata a Petrosinella, otra che non era possibile, che fosse potuta foire ped averele fatto no ncanto, che, si n’aveva mano tre gliantre, nascose drinto a no trave de la cecina, era opera perza, che potesse sfilarennella. Ma, mentre erano a sti ragionamiente[5] Petrosinella, che steva co l’aurecchie appezzute[6], ed aveva quarche sospetto de la commare, ntese tutto lo trascurzo. E, comme la notte spase li vestite nigre, perchè se conservassero da le carole, venuto a lo solito lo prencepe, lo fece saglire ncoppa li trave. E, trovate le gliantre, le quale sapenno comme se l’avevano da adoperare, ped essere stata fatata dall’orca, fatta na
- ↑ Cfr. IV, 1. La frase s’incontra spesso negli scrittori dialettali. Partenio Tosco la crede tutta napoletana, e ne illustra l’origine: lo Russo era un tale, che, andando a giustiziarsi, «si prendeva pensiero che il pollo nello spiede non si bruciasse» (o. c., p. 284). Ma, invece, la frase è pretta fiorentina. V. il Cecchi. Dichiar. di molti prov. detti e parole della nostra lingua (ristamp. con l’Assiuolo, Commedia, Milano, Daelli, 1863, p. 72).
- ↑ Il ronzar come mosca.
- ↑ Tolto tutto ciò che era in casa.
- ↑ Don Pietro Fernando de Castro, Conte di Lemos, secondo vicerè di Napoli di questo nome (1610-1616), mandò fuori una prammatica: «Che la mutazione delle case a pigione, ordinata farsi al primo di maggio, si fosse fatta ai quattro del medesimo mese, ed, essendo festa di precetto, si facesse il giorno seguente» (Parrino, Teatro dei vicerè, Nap., 1692; II, 84). Cfr. anche De Bourcard (o. c., I, 185-201).
- ↑ (EO) ragunamiente
- ↑ Tese.