Pagina:Battisti, Al parlamento austriaco, 1915.djvu/136

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120 al popolo italiano

appreso la dolce lingua del sì e a cui si fanno forzatamente apprendere le nozioni elementari in una incompresa lingua straniera, solo chi assiste a questo martirio e vede come con tale sistema si intorbidino le intelligenze, si sfibrino, si stanchino i cervelli teneri, si annientino le impronte della stirpe, del genio, è in grado di comprendere quanta barbarie ci sia in quest’opera snazionalizzatrice.

L’Austria sa benissimo di non riuscire a creare con le scuole straniere nè dei tedeschi, nè degli slavi, nè dei magiari. Sa di creare dei bastardi, degli esseri inferiori; essa vuol appunto coltivare l’homo austriacus, un essere cioè che sia un debole, un degenerato, che viva non con l’orgoglio di appartenere ad una stirpe gloriosa, non con sentimenti d’affetto per quelli che parlan la stessa lingua, ma che viva solo per piegar la cervice davanti alla potenza degli Absburgo e riconosca in questa le ragioni e il fine della sua esistenza.

La politica di terrore e l’azione di imbastardimento che l’Austria compie ci addimostrano come essa e con essa tutto il teutonismo siano assai più feroci e cattivi in tempo di pace, di quello che in tempo di guerra.

Lo stesso martirio dei belgi — e non si può nominare questo eroico popolo senza inviargli il saluto dell’ammirazione e della solidarietà — è tenue cosa in confronto dell’azione di odio, di veleno, di lenta tortura che si compie a danno degli italiani.

I belgi sono stati cacciati dai loro focolari.