Pagina:Battisti, campagna autonomistica, 1901.djvu/37

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Pure, a prender norma, dal contegno della stampa liberale di Trento, noi eravamo presuntuosi, mattoidi, ciarlatani, amici del governo, eravamo sopratutto una voce Isolata, senza seguito nel paese.

La smentita dovea seguire fulminea.

Il 5 Giugno si riunirono in Trento i deputati dietali per deliberare sulla situazione provinciale e decidevano di pretendere una definitiva risposta dalle autorità ministeriali e in caso di rifiuto di passare all’ostruzionismo.

La politica riccaboniana della « mano ferma ma prudente » cominciava a non esser più ben accolta. I deputati delle vallate trascinati dall’opinione pubblica furono i primi a ripudiarla.

Non basta. L’Alto Adige che tanto ci aveva combattuti per la nostra proposta di dar mano all’ostruzionismo, visto spirare in tutto il paese nuove correnti, si arrabbattava a sostenere e giustificare i nuovi propositi dei deputati e conciliare il suo contegno presente col passato.

Senza insuperbirsi per questo successo il partito continuò la sua campagna autonomistica e intuì d’essersi messo sulla buona via scegliendo per propria arma la sferza contro l’inerte borghesia locale. E la adoperò nel grande comizio che per iniziativa di socialisti e di alcuni liberali dissidenti, ebbe luogo, coll’intervento di circa 6000 persone, in piazza del Duomo, il 22 Giugno. Quello che in esso disse l’oratore designato dal partito socialista è riassunto in calce a questo lavoro, sotto il titolo: « Una protesta ».

Frattanto veniva verificandosi la condizione posta, dai deputati dietali colla loro deliberazione di iniziare l’ostruzione alla dieta. Il governo rispose che non volea saperne di autonomia con un documento — la famosa lettera di Körber al nobilissimo barone Malfatti — che resterà memorabile per il cinismo e l’altezzosità con cui fu dettata.

L’ostruzione quindi si imponeva e fu definitivamente decisa.

La stampa liberale di Trento continuò pure a sostenerla, sottilizzando in modo puerile fra ostruzione socialista e ostruzione borghese, ostruzione pacificatrice e ostruzione rivoluzionaria, tanto per non darsi vinta. (V. A. Adige N. 140. Anno 1900).