Pagina:Beccaria - Opere, Milano, 1821.djvu/26

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xx VITA

maggiori progressi, giacchè ivi venne letto e gustato grandemente.

Non contento il marchese Carpani d’avere pubblicata la tavola volante di cui fecesi menzione di sopra, diede in luce sul cominciare di settembre una nuova edizione della sua Risposta ad un amico, aggiungendovi una seconda lettera colla firma del suo computista Pietro Antonio Caro. In essa, dopo aver parlato nuovamente della necessità della moneta provinciale, si fece a criticare di proposito il libro del Beccaria. Rispetto ai principii monetari egli confessa di non avere alcuna eccezione da fare; aggiunge nulladimeno che il Beccaria aveali tratti dal Montanari e dal Carli. Noi non diremo sicuramente che il N. A. abbia pel primo proposte in Europa le massime che risultano da’ suoi teoremi, ma soltanto che a lui devesi somma lode per averli esposti con brevità e precisione matematica, per averli dimostrati in nuova e convincente maniera, e finalmente per avergli applicati alle circostanze del nostro stato. Il Carpani poi nell’accennata seconda sua lettera diffusamente dichiarava l’errore preso dal Beccaria nell’attribuire il valore alle monete, avvertendo la differenza che passava tra i grani delle diverse zecche. Quell’errore però, come vedemmo, nulla influiva su quanto cercava di provare e persuadere il Beccaria, e solo rendeva necessaria la materiale correzione delle tabelle.

Pietro Verri, vedendo in tal modo assalito l’amico e se medesimo, pubblicò alla metà di ottobre colle stampe dell’Agnelli di Lugano