Pagina:Beccaria - Opere, Milano, 1821.djvu/48

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xl VITA

Dufey de l’Yonne: che se ne conoscono tre nella tedesca: una nell’inglese ristampata a Filadelfia nell’America settentrionale: una nella Spagnuola 1 e una nell’olandese: una nel greco volgare del dottor Corai, nome ben conosciuto nell’Europa per quanto ha fatto a favore delle lettere e de’ suoi compatriotti: ed una finalmente nell’idioma russo di Demetrio Jazikow che voltò in questa lingua il libro del N. A. per espresso comando del regnante imperatore Alessandro.

Torniamo alla narrazione dei fatti della vita del Beccaria, da cui la storia della maggiore sua opera aveaci allontanato alcun poco. La celebrità della medesima, ed il pregio in cui ella venne subito presso i filosofi francesi, fecero sì che egli fosse invitato da essi col mezzo di Morellet a recarsi a Parigi in compagnia del suo amico conte Verri, onde raccogliere colà i ringraziamenti ed i contrassegni di stima che avea meritati2. Il Beccaria, rispondendo al suo traduttore nel mentre che gli esternava il desiderio di volare a Parigi, accennava le cagioni che non gli permettevano di mandar ciò ad effetto. Egli aggiungeva: “Io spero che

  1. La traduzione porta il nome di Giovanni Antonio de Las Casas. Con tutto ciò Alessandro Verri in una sua lettera inedita del 20 dicembre 1778 dice d’aver conosciuto in Roma il traduttore del libro Dei Delitti e delle Pene, e ch’esso era un giovane cavaliere abate spagnuolo, chiamato don Giovanni Alves, per lo che è d’uopo supporre che l’altro sia un nome supposto.
  2. Traité des Délits, etc., pag. xxxiii.