Pagina:Beltrami - Per la Facciata del Duomo di Milano.djvu/14

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pio — che è di m. 65 — rispetto alla elevazione, di soli 45 metri, e dal divario sensibile d’altezza fra le navate minori e la maggiore.

A correggere tale forma depressa si presentano due soluzioni, avvalorate entrambe da esempii; o destinare parte della facciata allo sviluppo del motivo dei campanili, oppure dare a tutta, o parte della facciata, una maggiore elevazione, affatto indipendente dall’organismo dell’edificio e costituita da elementi puramente decorativi. Questo secondo partito — mentre ha potuto, per facciate di secondaria importanza e di limitato sviluppo, trovare frequenti applicazioni, talvolta accettabili1, benchè presentino sempre, anche se abilmente svolte, l’apparenza di un ripiego — non può essere adottato in un problema capitale come il presente, perchè la soluzione si fonderebbe sopra l’intervento di una massa decorativa non intimamente legata all’organismo del tempio, e quindi nè richiesta, nè giustificata.

Il partito delle torri fiancheggianti la facciata si presenta invece con maggiore validità di esempii e con maggior serietà di argomenti: è il partito che noi vediamo adottato e quasi consacrato in quella lunga serie di Cattedrali gotiche, nella quale si vorrebbe generalmente inscrivere anche il nostro Duomo: grande è quindi l’autorità, l’influenza, o piuttosto l’attrattiva e il fascino che sopra l’animo di chi si accinge all’arduo problema, esercita questo partito così fondamentale nelle Cattedrali che, specialmente in Francia, sorsero dal 1180 al 1240 ad attestare la riguadagnata preponderanza del clero sulle associazioni monastiche, la vittoria del comune sulla feodalità: infatti i progetti di facciata che pel nostro Duomo si svolsero, dal XVI secolo al giorno d’oggi, tutti, o quasi, hanno reso omaggio a questo motivo ritenuto cardinale per l’architettura gotica religiosa.

Malgrado i numerosi esempii di fronti turrite che si possono considerare come dei precedenti, è necessario esaminare se il partito, tanto dal lato estetico, che dal lato organico del tempio, possa essere, anche in massima, accolto.


Dal lato organico del tempio, se dopo aver esaminata la disposizione planimetrica delle Cattedrali oltramontane, si getta lo sguardo sopra la pianta del nostro Duomo, non si può a meno di rilevare il profondo divario che passa fra gli elementi che la costituiscono e quelli che contraddistinguono quegli edifici d’oltralpe: in questi abbiamo una grande libertà e varietà nella forma, nello sviluppo e nella disposizione o combinazione di tutti gli elementi di sostegno, come contrafforti o piloni: il perimetro è generalmente assai accidentato e vario per la disposizione di cappelle sporgenti, circolari o poligonali: da questa varietà nello sviluppo

  1. Citiamo, ad esempio, la facciata della Cattedrale di Monza, opera di Matteo da Campione, la quale presenta un sopralzo sulle navate così ragguardevole, che le finestre circolari della parte superiore sono puramente decorative.