Pagina:Beltrami - Per la Facciata del Duomo di Milano.djvu/23

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

pate verso la fronte le quali, come già si disse, vennero aggiunte solo alla fine del XVI secolo: oltre a ciò vi troviamo qualche particolarità di costruzione che poteva essere dedotta solo da un disegno originale. Ebbene, questa pianta, completa in sè, e presentata dal Cesariano come tipo di disposizione germanica, non ha la indicazione delle torri; la fronte, detta FRONS SACRÆ ÆDIS HEXASTILA, è suddivisa in cinque campi da quattro contrafforti, tutti eguali in larghezza, in corrispondenza alle serie di piloni interni, ed è conterminata da contrafforti angolari più larghi, simili a quelli che fiancheggiano le testate dei bracci di croce.

V’ha di più: il disegno porta la nota: TINTINABVLORUM TVRRIVM LOCA ADHVC INDISTINCTA FVNDATIO, cosicchè ci avverte come — mentre la pianta del Duomo era già stata concretata in ogni particolare — la questione delle torri-campanili fosse rimasta insoluta, col deciso proposito di tenerla affatto indipendente ed estranea all’organismo del tempio1.

A rinfrancare l’opinione che il disegno del Cesariano sia ricavato da disegni originali, anteriori ad ogni modo al secolo XVI, e perciò importanti, si aggiungono gli altri disegni a fol.° XV recto e verso rappresentanti due sezioni del tempio2 nelle quali, non solo riconosciamo tutte le particolarità dell’organismo del Duomo, ma notiamo alcune disposizioni che, all’epoca della

  1. Il Mongeri (Perseveranza, 2 aprile 1887) menzionando questa pianta avverte: «tra l’altre cose dobbiamo a lui (il Cesariano) l’avvertimento delle torri laterali alla fronte, col segno quadrilatero icnografico ivi tracciato e le parole tintinabulorum turrium locu adhuc indistincta fundatio,» ecc.
    Ma è bene osservare come i segni icnografici che hanno fermato l’attenzione del Mongeri, non rappresentano affatto la pianta dei campanili — il che sarebbe stato in piena contraddizione colle parole succitate indistincta fundatio: quei segni si possono riguardare solo come l’indicazione del risvolto della piattaforma e della scalinata. L’unico punto nel quale il Cesariano può lasciar vagamente intravedere il concetto di una facciata colle torri sarebbe nel titolo di Baricephala assegnato al Duomo: ma la stravaganza abituale dello stile non permette di dare molta importanza a tale parola.
  2. Le tavole di sezione sono accompagnate da queste indicazioni:
    Idea geometricæ architectonicæ ab ichnographia svmpta • vt peramvssineas possint per orthographiam ac scænographiam perdvcere omnes quascvnqvæ lineas non solvm ad circini centrum • sed qvæ a trigono et qvadrato avt alio qvovismodo pervenivnt possint suum habere responsvm • tvm per evrythmiam proportionatam qvantvm etiam per symmetriæ qvantitatem ordinariam ac per operis • decorationem ostendere • vti etiam hec qvæ a germanico more pervenivnt distribventvr pene qvemandmodvm sacra cathedralis ædes mediolani patet etc.
    Si hanno disegni relativi al Duomo anche nella traduzione di Vitruvio fatta da Fra Giocondo ed edita pochi anni dopo quella del Cesariano: ma quei disegni, come in generale tutti gli altri del testo, sano evidentemente una copia, o meglio una contraffazione di quelli del Cesariano.