Pagina:Beltrami - Per la Facciata del Duomo di Milano.djvu/26

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proporzioni depresse della fronte, non deve consistere nel provvedimento radicale e grossolano di modificare effettivamente le dimensioni della fronte, alterandone di conseguenza l’organismo, ma sta nel cercare che la decorazione, opportunamente distribuita, abbia a mascherare quelle sproporzioni che sono imposte dalla disposizione interna. Uno dei mezzi che si prestano a ciò, è quello di raccogliere in particolar modo la decorazione e l’interesse della fronte sulla parte mediana, riservando agli scomparti corrispondenti alle navate estreme, l’ufficio quasi di appendice, o di transizione fra la fronte e il fianco. Per queste parti estreme della facciata, dopo aver ridotto il contrafforte angolare — ora trigemino — ad un solo e massiccio contrafforte, compartito e decorato come quelli delle testate dei bracci di croce, basterà risvoltare la falconatura a trafori che corona il fianco e le robuste profilature del basamento, racchiudendo fra queste ricorrenze orizzontali una finestra eguale, per dimensioni e decorazione, a quelle del fianco stesso; tra il contrafforte d’angolo e il successivo di fronte si potrà sviluppare, arricchendone la decorazione, il motivo dell’arco di controspinta che si trova in corrispondenza ad ogni campata, cosicchè si intravveda sulla fronte questo elemento caratteristico del sistema costruttivo, allo stesso modo che appare nelle testate dei bracci di croce, sebbene quasi dissimulato dalla falconatura inclinata. Per verità questo elemento statico, nella forma in cui si presenta in corrispondenza alla parte anteriore dell’edificio, non è dei più riusciti; ed è a lamentare che sia stato abbandonato il concetto originario il quale si proponeva di controbilanciare le spinte laterali delle vôlte, mediante degli speroni massicci inclinati superiormente secondo l’angolo di un esagono avente un lato verticale: da questa particolare inclinazione risultava che gli speroni delle navate minori erano affatto indipendenti da quelli delle navate mediane per modo che l’acqua piovana, raccolta sulle falde della navata maggiore, doveva, per scaricarsi, percorrere due tratte distinte di canali. Questa disposizione — da nessuno sin qui rimarcata, e che si può vedere nelle sezioni già citate del Cesariano1 — venne sostanzialmente modificata col sostituire al doppio ordine di speroni indipendenti, un unico ordine di archi rampanti di contro-spinta; e poichè si volle che la linea superiore di questi costituisse un unico canale collettore delle acque piovane in corrispondenza ad entrambe le navate laterali, si dovette adottare una inclinazione assai più ripida di quella determinata dal lato dell’esagono: è appunto tale continuità e tale inclinazione esagerata della linea superiore di questi archi di contro-spinta che non si collega colle linee mosse e varie di tutto l’organismo

  1. Si deve ammettere che questa disposizione e la primitiva, poichè, al tempo del Cesariano, gli archi di spinta del retrocoro erano già stati iniziati, almeno a giudicare dalla finezza e dal carattere delle profilature e degli ornati; quest’altro divario fra lo stato dei lavori quali erano stati condotti al tempo del Cesariano e i disegni di questi, è un nuovo argomento per farci ritenere che le indicazioni del Cesariano siano ricavate da vecchi disegni originali.