Pagina:Benedetto Giovanelli - Trento città d'Italia per origine, per lingua, e per costumi, 1850.djvu/11

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tribuisce. Questa fabbricò Trento, e i suoi discendenti ci vissero poveri bensì, ma non tralignarono del tutto dall’esser men rozzo degli avi loro. Ma in quanto alla lingua, di tutti i Reti in generale dice T. Livio, che a suo tempo nient’altro aveano d’Etrusco, che la pronunzia, o forse, se vogliamo ripigliare l’opinione del Freret, non avevano i già coltissimi Etruschi a suo tempo più nulla, in che somigliassero ai non ancora ben colti Reseni loro Padri, eccettuatane la pronunzia, ed, aggiungiamo noi, la superstizione carattere il più distintivo d’ambidue. È quasi proverbio fra dotti, che ove termina, o dubbia si rende la storia de’ popoli, comincia l’esame della lingua, e de’ costumi: esso supplisce, anzi emenda talvolta le loro istorie.

I Reti Trentini, allorchè la Repubblica Romana, che sulle rovine dell’Etrusca alzò al maggior colmo la sua fortuna, sì potente divenne, che i suoi confini al di qua del Po estese, sagacemente si diedero a’ Romani; non consta precisamente il tempo, in cui ciò seguisse, ma ogni probabilità ci conduce ad affermare, che le aquile di quella nazione conquistatrice già vi prendessero dominio, allorchè pure il confinante paese, che sotto il nome di Venezia era rinomato, vi si arrese; nè ci dee recar meraviglia, che gli storici tacciano del nostro su tal proposito, quando nemmeno di quello