Pagina:Bernardino da Siena - Novellette ed esempi morali, Carabba, 1916.djvu/64

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52 APOLOGHI E NOVELLETTE

reva che fusse beato colui, che gli poteva portare le cose sue, la roba sua. Poi in quelli dí, anco chi aveva suo bestiame o sue possessioni, suoi cavagli, ognuno giogneva: “Ecco i tuoi buoi, ecco i tuoi asini, ecco le tue pecore;” tanto che ogni sua cosa gli fu quasi renduta: e cosí simile a tutti gli altri. E dico ch’io mi dò a crèdare che quella terra, per quella cagione, Iddio l’ha campata da molti pericoli. E molte altre terre presero essemplo da questa, ed è oggi dei buoni castelli di Lombardia.


L’OZIO DEI FRATI


Dicono questi lavoratori: “Noi siamo noi che duriamo fadiga: noi ne duriamo tanta, che noi siamo come martori tutto l’anno: dàlle, dàlle, dàlle e mai non aviamo requia. Se ’l sole è caldo, elli ci abruscia; o voliamo noi o non, ci conviene patirlo al segare, al tribiare e al miètare. Simile di verno, alle nevi, a’ freddi, a’ venti; e se non facessimo cosí, non si potrebbe ricògliare. Voi frati avete ’l piú bel tempo del mondo: di state al fresco, e di verno al sole.” Aspetta aspetta, io ti vo’ rispondere. E’ sònne forse uno, che dicono a questo modo? Elli mi pare ch’io dirò a molti quello ch’io voglio dire. Se questa è cosí piacevole vita, come voi dite, e che no’ godiamo tanto, d’una cosa mi maraviglio molto, che piú gente non ci viene a stare fra tanto agio; io non veggo troppi che agrappino a questo buon boccone.