Pagina:Bernardino da Siena - Novellette ed esempi morali, Carabba, 1916.djvu/68

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56 apologhi e novellette

a me, e per certo io sento di voi le piú nuove cantafole ch’io abbi sentito in niuno luogo. E verranno talvolta a me tali che mi vorrano dire in tutto una frasca, e cominciarannosi di longa mille miglia. Che pure uno di questi dí venne a me uno forestiero, e non mi pareva però da molto, forse che a suo parere non era cosí; e giognendo a me, disse: “Missere, Iddio vi dia buona vita.” “Tu sia il bene venuto: che novelle?” “Io vorrei da voi uno consiglio.” “Di’ su,” dissi io. Costui incomincia e dice: “Egli è vero che noi avemmo uno prete a la nostra chiesa e non ci piaceva. Noi il cacciammo, e aviamne preso un altro, il quale aviamo inteso che egli è stato scomunicato; onde ch’io vorrei che voi mandaste per lui, e che voi lo ammoniste; vo’ dire che voi il correggeste del suo fatto. “Io risposi a costui: “Oh, io non so’ vescovo, ch’io il possa né amonire né corèggiare.” Elli rispose e disse: “A me mi pare che voi siate vescovo e papa e imperadore.” E credomi che ciò che elli mel diceva, elli mel diceva con buon animo. E questo che voi mi fate qui, elli m’è fatto cosí in ogni logo dove io capito. Sapete che vi dico? Voi volete che io sia papa, ch’io sia vescovo, ch’io sia rettore, ch’io sia uffiziale di mercanzia, e che io facci ogni cosa che apartiene a loro. Oh, io non posso fare ogni cosa, io! Ognuno facci il suo uffizio; se tu hai ad avere da niuno, va’ dove t’abisogna d’andare per racquistare il tuo. Se è la tua donna partita da te, o ’l tuo marito, fa’ coi parenti o con amici o col padrino, e sic de singulis dico a ognuno. Sai perché? Perché uno