Pagina:Bettinelli - Opere edite e inedite, Tomo 4, 1799.djvu/109

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Trasfusi. 105

poeta e oratore di divenir un altro, di porsi in luogo d’altrui, prendendo l’indole, l’interesse, il linguaggio loro come più non fosse desso ma un altro! Qual finezza d’organi dilicati, qual fuoco d’anima attiva e passionata, qual pieghevol cuore, e felice natura è /a sua, onde l’anime tutte investa, e tragga a se per gli occhi e gli orecchi, e per certa occulta attrazione, sicché parve ad Orazio, a Tullio, e ad Ovidio una meccanica, e macchinale necessità il far come gli altri nella reciproca nostra armonia ( i ). E son tanto congiunte in verità la passione, e la sua comunicazione, che paiono una sola cosa, ed inutile ne parrebbe la distinzione fatta da noi. Pur vedrassi, che son separate tra ( t ) U: ridentibus arrident, it a flentibur edflent Human; vultus. Lucret.

Dum spi&ant oculi lasos, Uduntur & ipsi, Ovid. Amor. lib. 2.

Ut umnzs mot us quo? orator adkiben volet... nsque ad mtsericordiam udducitur r nisi ci tu signa dotoris tui verbis, senterttiis, vocc, vultu, collacrimatione di’uquJ estenderts. Cic. 2. de Orat.