Pagina:Bettini - La stazione estiva di Montepiano, Firenze, Minorenni corrigendi, 1897.djvu/17

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«D’un corpo usciro e tutta la Caina
     «Potrai cercare e non troverai ombra
     «Degna più d’esser fitta in gelatina.1»


Narra la leggenda che Dante ricevesse da questa nobil famiglia un’azione degna di loro. — Calcava gli amari passi dell’esilio; stanco, affamato, giunse a sera inoltrata, alle porte del Castello; chiese fidente l’ospitalità. Gli fu negata, ed il poeta, gloria d’Italia e del mondo, dovè passar la notte a ciel sereno, ovvero ricoverato da qualche misero operaio, che aveva il cuore più gentile dei malvagi blasonati.

Condannato a una notte di gelo da essi, se ne vendicò condannandoli al gelo eterno, li marcò d’una nota d’infamia, che durerà finchè sarà letto il divino poema, ossia finchè nei petti umani durerà il senso del vero e del bello.

Tali discordie fraterne furon seme di altri delitti, poichè il Conte Alberto di Celle, figlio dell’ucciso Alessandro, tolse di vita nel dì delle nozze, 15 febbraio 1286, il cugino Conte Orso, figlio di Napoleone.

«Vidi conte Orso e l’anima divisa
     «Dal corpo suo per astio e per inveggia,
     «Com’e’ dicea, non per colpa commisa».2

Spinello, bastardo, a sua volta uccise lui suo zio nel Castello di Mangona il 19 Agosto 1325. Giustizia di Dio!



  1. Dante. Inferno, XXXII. 19.
  2. Dante. Inferno, XIV. 19.