Pagina:Bianca Laura Saibante - Discorsi, e lettere, Venezia 1781.djvu/44

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
40

nosce in che consista relativamente a lui, e già sente di possederla. Ma lasciamo di grazia da un canto omai la felicità, della quale più chiara idea senza l’ajuto di un qualche valente Filosofo vostro pari io non saprei darvi, e venghiamo a discorrere degli obblighi, che aspettano ad una Madre di famiglia, e di cui destinai farvi motto. Non tanti rimbrotti di grazia, Mentore gentile, se mi trovate intenta a trattar l’ago, e ’l fuso, più che la penna, ovvero più che a’ passatempi, inclinata all’assidua cura della famiglia. Imperciocchè ho ritrovato chi per me vuol far ragione. Chi troverà, dice Salomone invaso dalla Divina Sapienza, chi troverà la Donna forte! il suo prezzo è di lontano, e dagli ultimi confini della terra. Nel cuor di lei ripone la fiducia sua il marito, e non avrà bisogno di spoglie. Gli renderà bene, e non male per tutti i giorni di sua vita. Cercò lino e lana, ed operò col consiglio delle sue mani. Si rese qual nave di un mercatante, che porta da lungi il suo pane. Levossi di notte tempo, e diede da mangiare a’ suoi domestici, ed alle sue ancelle. Esaminò una vigna, la comperò. Del frutto di sua mano piantò la vite. Armò di fortezza i suoi lombi, e rinforzò il suo braccio; assaggiò, e vide, che buona era la sua negoziatura. In tempo di notte non s’estinguerà la sua lampada. Stese la mano sua a cose forti, e le di lei dita diedero di piglio al fuso. Aprì la mano sua inverso al bisognoso, e stese ambe le mani al povero. Non paventa la famiglia sia dal freddo della neve, poichè tutti i suoi domestici son vestiti di doppio abito. Fece per se un ve-


stito