Pagina:Bianca Laura Saibante - Discorsi, e lettere, Venezia 1781.djvu/56

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che la Donna in pena del suo peccato debba perpetuamente dover vivere soggetta all’uomo. Ora fondata la base su questo sodo principio, come potranno le Donne sofferire dominio sovra di esse da coloro, che onorandole per tal modo, non che scordevoli del tutto le rendono di quanto loro incombe, ma eziandio aura, dirò così, di sovranità ne’ cervelli deboli e vani lor vengono a infondere? Un uom dotto pensò, che non riverenza, ma compassione verso il debil sesso inducesse gli uomini a fargli varie cortesie, tra le quali può computarsi anche la mano destra. Questa bizzarria mi muove a dire alcuna coserella. Voi tutti, che discreti uomini, e gentili siete, ditemi, che sollievo può rendere a chi abbisogna del medico il veder questo da lunge, senza che mai comparisca? Non altro che un forte desiderio d’esser dallo stesso visitato realmente. Così appunto quest’onore concesso da voi alle Donne è un’ombra di compassione, che a nulla giova, se non se a fomentare l’innata superbia, che ne’ cervelli bolle, e vieppiù s’accresce senza speranza di poternela sdradicare. E chi n’è la cagione? appunto chi tiene la medicina per sanarla. Quante fiate non ho io sentito dire a valorosi e saggi uomini: Le nostre Donne sono superbe, e perciò insoffribili. Se l’accorto Duce per via d’ottima disciplina non tiene il soldato a partito, ecco che tosto egli scorre i campi, e altero, e presuntuoso minaccia, incendia, ammazza, ruba, devasta, in una parola strugge, e atterra quanto avrebbe il ben addisciplinato al suo capitano ser-


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