Pagina:Bianchi-Giovini - Biografia di Frà Paolo Sarpi, vol.2, Zurigo, 1847.djvu/326

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318 capo xxix.

Spagna di Antonio Llorente sono note le sventure di questo virtuoso prelato, che calunniato dalla invidia, perseguitato dal Sant’Offizio, carcerato in Spagna, mandato a Roma dopo 38 anni di affanni e di prigionia morì nel 1576 pochi giorni dopo che fu liberato da papa Gregorio XIII. Frà Paolo nella sua Istoria ne parla con onore, il Pallavicino con malignità mentre lo imputa di corrotta fede e di sinistra credenza; indi usando la consueta sua franchezza carica delle sue menzogne le povere spalle del Sarpi. Il Graveson non potendo sfogarsi contro il Pallavicino, se la prese contro quest’ultimo, usando le seguenti espressioni: «È egli eretico lo scrittore che sotto il mentito nome di Pietro Soave Polano pubblicò una Istoria dei Concilio Tridentino, e che ha avuto la temerità di contare fra gli eretici Bartolomeo Carranza». Il servita Bergantini, uomo pieno di buon senso e di rettitudine, non potè frenare il suo sdegno al leggere tali falsità, e incontratosi in Roma col Graveson gliene fece un leale rimprovero, ed egli se ne scusò dicendo: Caro voi, così conviensi scrivere, scrivendosi in Roma.

(1619-20). Le difficoltà incontrate dall’Aarsens per vedere Frà Paolo non le incontrò il celebre Giovanni Daillè calvinista, dottissimo uomo nelle antichità ecclesiastiche, e autore di un pregevole trattato sull’Uso dei Padri della Chiesa. Semplice viaggiatore ed aio di due nipoti di Filippo Duplessis Mornay, la sua condizione privata era molto diversa da quella di un ambasciatore. Egli portava lettere commendatizie di Filippo, ed ordine di presentare all’esi-