Pagina:Biografie dei consiglieri comunali di Roma.djvu/119

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vincenzo galletti

lavori, e si spendano dei nuovi milioni. Si lasci alle generazioni future il peso ed il pensiero di ammortare la sorte principale, esse ne avranno i mezzi quando lo sviluppo della Città sarà nella via del suo completamento, ma gl’interessi e gli accessori per questi nuovi milioni da spendere, spetta a noi di pagarli, ed è quindi nostro dovere prima di spenderli, studiare con mente calma, ove e come questi interessi ed accessori che graveranno il bilancio ordinario annuale si potranno trovare».

L’assessore Galletti non dimenticò il cittadino che aveva sempre propugnata la libertà di commercio e la tutela di ogni diritto. Che se costretto a confessioni le quali maggiormente rivelano lo stato d’imbarazzo da cui difficilmente vale a districarsene una svegliata intelligenza, un cuore retto ed un carattere franco, o non volle o non seppe toccar coraggioso quei punti che da soli avrebbero bastato a raffermare le sode speranze sopra un migliore avvenire economico. Il Galletti per il tempo lunghissimo passato in Roma, per l’avere atteso senza ingerenza e briga politica solo agli affari commerciali, avrebbe potuto bene studiare e conoscere la gravissima quistione dell’Agro romano, alla quale stà legata l’igiene, e la prosperità economica e finanziaria di tutta la provincia. Limitare le osservazioni ai semplici cespiti produttivi siccome acconsentiti dalle leggi generali, quali sono imposte, sovra imposte, centesimi addizionali ed altro, è troppo poco; il finanziere deve spingere lo sguardo, l’esame, l’azione più lontano, e trarre da tutto il criterio che valga a migliorare lo stato dei consumatori con i massimi elementi di produzione. Il prestito è parola presto detta, ma il Galletti medesimo ne conobbe la insufficienza; esso poteva portare il Comune a serie pratiche con il governo, e se v’ha il diritto di espropriazione per metter al sole quattro mura vecchie, ben più poteva darsi tale diritto per distruggere quella cintura di morte che pare circondi Roma, semenzaio di malattie, sterminata carnaia dei poveri lavoratori che per ironia coltivano pochi ettari. Sovra questi terreni destinati a ricchezza grandissima, fondato un prestito di 100 o 200 milioni con emissione di carta legale perchè sul serio garantita, ciò avrebbe aperto un largo orizzonte alle finanze municipali, e procurato un benefizio a tutta Italia; nè al 3° anno si dovrebbe lamentare il disavanzo con opere debolissime, bensì troverebbesi un vantaggio con opere veramente serie e di generale utilità.

Per tale modo noi crediamo che la quistione economica non batterebbe Oggi alle porte di Roma, che il malcontento non serpeggierebbe cupo ma generale, che l’avvenire non sarebbe tenebroso, che la finanza non sarebbesi intralciata fra le spine della politica, chè è duopo convenire il più delle genti misurare le condizioni e le forme dei governi dai vantaggi che ne ritraggono.

Forse ciò che non si è fatto si farà: al tempo perduto potrà rimediarvi la solerzia e l’ardimento: Vincenzo Galletti ha mente per abbracciare un vasto orizzonte, e sarà con siffatta opera che potrà maggiormente assicurarsi quella stima ed affetto che for-