Pagina:Boccaccio - Amorosa visione, Magheri, 1833.djvu/170

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158 AMOROSA VISIONE

Oltre ver mezzogiorno il suo sentiere
     20Tenendo mi parea, che se ne andasse
     Ancor rigando il piacente verziere.
Poi mi parve ch’alquanto mi tirasse
     In ver la terza donna tutta nera,
     Che ridendo parea che lagrimasse.
25Parevami, che poich’adunato era
     Suo lagrimar nel vaso, che scendesse
     Per una testa ancora che quivi era;
Ove mirando, parve ch’io vedesse
     Che lupo fosse, e questa se ne gía
     30Or qua or là, nè parea che tenesse
En l’andar suo nulla diritta via,
     Ad aquilon talora, e ’n ver ponente
     Scendendo, non so dove si finia.
Ciò che dal leon cade, pianamente
     35Dico che corre, e sopra li suoi liti
     D’erbe e di fior si vede ognor ridente.
Herba non v’ha nè frutti che smarriti
     Teman dell’autunno, ma tuttora
     Con frutta e fronda, be’ verdi e fioriti
40Ivi dimoran, nè mai si scolora
     Prato, ma bel di varïati fiori
     La state e ’l verno sempre vi dimora.
A quel ruscel, che al toro di fuori
     Cade di bocca, similmente è bello
     45D’erbe e di fior di diversi colori,
Rivestito di ciascuno albuscello
     È il dolce lito che porta verdura,
     E similmente d’ogni gaio uccello.