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Pagina:Boccaccio - De claris mulieribus.djvu/105

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capitolo xvii. 101

torio de’ suoi; ma lasciata la sua arte istette sempre in dolore. E al presente, priego, che se alcuno lo quale creda in una cosa[1] andare innanzi agli altri, dica Aragne medesima, se gli piace, se ella pensava potere volgere[2] lo cielo in sè e tirare con sè tutte le dignità; o se piuttosto ella avrebbe potuto co’ preghi e co’ meriti avere fatto verso di sè[3] il suo Dio fattore di tutte le cose, benigno sì, che con l’aperto grembo di sua cortesia, lasciate l’altre, avesse condotte tutte grazie a quella[4]. Ma che dirò io? questa pare[5]

  1. Cod. Cass. lo quale creda niuna chosa andare innanzi agli altri. Test. Lat. qui se credat in aliquo anteire coeteros.
  2. Cod. Cass. Potere volere lo cielo. Test. Lat. an coelum vertere... potuisse.
  3. Cod. Cass. e co’ meriti avere fatto chontro a il tuo Dio fattore di tutte le cose, benigno sì che, ecc. Test. Lat. precibus et meritis sic in sè benignum fecisse (Deum), ecc.
  4. Cod. Cass. lasciata l’arte avesse chondotte tutte grazie a Pallade. Test. Lat. in illam gratias effundere cunctas coegerit omissis coeteris.
  5. Cod. Cass. questa fu per arte chosì giudicata. Test. Lat. sic et haec arbitrata videtur.