Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/124

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
120 giornata seconda

ci resti a far, vi priego che voi mia madre e la mia festa e me facciate lieti della presenza di mio fratello, il quale in forma di servo messer Guasparrin d’Oria tiene in casa, il quale, come io vi dissi giá, e lui e me prese in corso; ed appresso, che voi alcuna persona mandiate in Cicilia, il quale pienamente s’informi delle condizioni e dello stato del paese, e mettasi a sentire quello che è d’Arrighetto mio padre, se egli è o vivo o morto, e se è vivo, in che stato, e d’ogni cosa pienamente informato a noi ritorni. — Piacque a Currado la domanda di Giuffredi, e senza alcuno indugio discretissime persone mandò ed a Genova ed in Cicilia. Colui che a Genova andò, trovato messer Guasparrino, da parte di Currado diligentemente il pregò che lo Scacciato e la sua balia gli dovesse mandare, ordinatamente narrandogli ciò che per Currado era stato fatto verso Giuffredi e verso la madre. Messer Guasparrin si maravigliò forte questo udendo, e disse: — Egli è vero che io farei per Currado ogni cosa che io potessi, che gli piacesse; ed ho bene in casa avuti, giá sono quattordici anni, il garzon che tu domandi ed una sua madre, li quali io gli manderò volentieri: ma dira’gli da mia parte che si guardi di non aver troppo creduto o di non credere alle favole di Giannotto, il qual di’ che oggi si fa chiamar Giuffredi, per ciò che egli è troppo piú malvagio che egli non s’avvisa. — E cosí detto, fatto onorare il valente uomo, si fece in segreto chiamar la balia, e cautamente l’esaminò di questo fatto. La quale, avendo udita la ribellione di Cicilia e sentendo Arrighetto esser vivo, cacciata via la paura che giá avuta avea, ordinatamente ogni cosa gli disse e le ragioni gli mostrò per che quella maniera che fatto aveva tenuta avesse. Messer Guasparrin, veggendo li detti della balia con quegli dell’ambasciador di Currado ottimamente convenirsi, cominciò a dar fede alle parole, e per un modo e per uno altro, sí come uomo che astutissimo era, fatta inquisizion di questa opera e piú ognora trovando cose che piú fede gli davano al fatto, vergognandosi del vil trattamento fatto del garzone, in ammenda di ciò, avendo una sua bella fíglioletta d’etá d’undici anni, conoscendo egli chi Arrighetto era stato e fosse,