Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/126

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122 giornata seconda

tutti gli altri con tanta letizia gli videro, che mai simile non fu udita: ed essi, avanti che a mangiar si ponessero, da parte d’Arrighetto e salutarono e ringraziarono, quanto il meglio seppero e piú poterono, Currado e la sua donna dell’onor fatto ed alla donna di lui ed al figliuolo, ed Arrighetto ed ogni cosa che per lui si potesse offersero al lor piacere. Quindi a messer Guasparrin rivolti, il cui beneficio era inoppinato, dissero, sé esser certissimi che, qualora ciò che per lui verso lo Scacciato stato era fatto da Arrighetto si sapesse, che grazie simigliami e maggiori rendute sarebbono. Appresso questo, lietissimamente nella festa delle due nuove spose e con li novelli sposi mangiarono. Né solo quel di fece Currado festa al genero ed agli altri suoi e parenti ed amici, ma molti altri; la quale poi che riposata fu, parendo a madama Beritola ed a Giuffredi ed agli altri di doversi partire, con molte lagrime da Currado e dalla sua donna e da messer Guasparrino, sopra la saettia montati, seco la Spina menandone, si partirono, ed avendo prospero vento, tosto in Cicilia pervennero, dove con tanta festa da Arrighetto tutti parimente ed i figliuoli e le donne furono in Palermo ricevuti, che dir non si potrebbe giá mai; dove poi molto tempo si crede che essi tutti felicemente vivessero, e come conoscenti del ricevuto beneficio, amici di messer Domenedio.

[VII]

Il soldano di Babilonia ne manda una sua figliuola a marito al re del Garbo, la quale per diversi accidenti in ispazio di quattro anni alle mani di nove uomini perviene in diversi luoghi; ultimamente, restituita al padre per pulcella, ne va al re del Garbo, come prima faceva, per moglie.


Forse non molto piú si sarebbe la novella d’Emilia distesa, che la compassione avuta dalle giovani donne a’ casi di madama Beritola loro avrebbe condotte a lagrimare. Ma poi che a quella fu posta fine, piacque alla reina che Panfilo seguitasse,