Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/190

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186 giornata terza

il modo usato postisi a sedere, ad aspettar cominciarono di dover novellare sopra la materia dalla reina proposta. De’ quali il primo a cui la reina tal carico impose fu Filostrato, il quale cominciò in questa guisa:

[I]

Masetto da Lamporecchio si fa mutolo e diviene ortolano d’un manistero di donne, le quali tutte concorrono a giacersi con lui.


Bellissime donne, assai sono di quegli uomini e di quelle femine che si sono stolti, che credono troppo bene che, come ad una giovane è sopra il capo posta la benda bianca ed indosso messole la nera cocolla, che ella piú non sia femina né piú senta de’ feminili appetiti se non come se di pietra l’avesse fatta divenire il farla monaca: e se forse alcuna cosa contra questa lor credenza n’odono, cosí si turbano come se contra natura un grandissimo e scellerato male fosse stato commesso, non pensando né volendo avere rispetto a se medesimi, li quali la piena licenza di potere far quel che vogliono non può saziare, né ancora alle gran forze dell’ozio e della sollecitudine. E similmente sono ancora di quegli assai, che credono troppo bene che la zappa e la vanga e le grosse vivande ed i disagi tolgano del tutto a’ lavoratori della terra i concupiscibili appetiti e rendan loro d’intelletto e d’avvedimento grossissimi. Ma quanto tutti coloro che cosí credono sieno ingannati, mi piace, poi che la reina comandato me l’ha, non uscendo della proposta fattaci da lei, di farvene piú chiare con una piccola novelletta.

In queste nostre contrade fu ed è ancora un monistero di donne assai famoso di santitá, il quale io non nomerò per non diminuire in parte alcuna la fama sua; nel quale, non ha gran tempo, non essendovi allora piú che otto donne con una badessa, e tutte giovani, era un buono omicciuolo d’un loro bellissimo giardino ortolano, il quale, non contentandosi del salario, fatta la ragion sua col castaldo delle donne, a Lamporecchio,