Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/263

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novella decima 259

quivi vederla, la domandò quello che ella andasse cercando. La quale rispose che, spirata da Dio, andava cercando d’essere al suo servigio, ed ancora chi le ’nsegnasse come servire gli si convenia. Il valente uomo, veggendola giovane ed assai bella, temendo non il dimonio, se egli la ritenesse, lo ’ngannasse, le commendò la sua buona disposizione, e dandole alquanto da mangiare radici d’erbe e pomi salvatichi e datteri, e bere acqua, le disse: — Figliuola mia, non guari lontan di qui è un santo uomo il quale di ciò che tu vai cercando è molto migliore maestro che io non sono: a lui te n’andrai. — E misela nella via: ed ella, pervenuta a lui ed avute da lui queste medesime parole, andata piú avanti, pervenne alla cella d’un romito giovane, assai divota persona e buona, il cui nome era Rustico, e quella domanda gli fece che agli altri aveva fatta. Il quale, per volere fare della sua fermezza una gran pruova, non come gli altri la mandò via o piú avanti, ma seco la ritenne nella sua cella; e venuta la notte, un lettuccio di frondi di palma le fece da una parte, e sopra quello le disse si riposasse. Questo fatto, non preser guari d’indugio le tentazioni a dar battaglia alle forze di costui; il quale, trovandosi di gran lunga ingannato, da quelle senza troppi assalti voltò le spalle e rendessi per vinto: e lasciati stare dall’una delle parti i pensier santi e l’orazioni e le discipline, a recarsi per la memoria la giovanezza e la bellezza di costei incominciò, ed oltre a questo, a pensar che via e che modo egli dovesse con lei tenere, acciò che essa non s’accorgesse, lui come uomo dissoluto pervenire a quello che egli di lei disiderava. E tentato primieramente con certe domande, lei non avere mai uomo conosciuto conobbe, e cosí esser semplice come parea; per che s’avvisò come, sotto spezie di servire a Dio, lei dovesse recare a’ suoi piaceri. E primieramente con molte parole le mostrò quanto il diavolo fosse nemico di Domenedio, ed appresso le diede ad intendere che quel servigio che piú si poteva far grato a Dio si era rimettere il diavolo in inferno, nel quale Domenedio l’aveva dannato. La giovanetta il domandò come questo si facesse; alla quale Rustico disse: — Tu il saprai tosto, e per ciò farai quello che a me far