Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/286

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282 giornata quarta

quelle di Guiscardo ragguarda: se tu vorrai senza animositá giudicare, tu dirai lui nobilissimo e questi tuoi nobili tutti esser villani. Delle vertú e del valor di Guiscardo io non credetti al giudicio d’alcuna altra persona che a quello delle tue parole e de’ miei occhi. Chi il commendò mai tanto, quanto tu il commendavi in tutte quelle cose laudevoli che valoroso uomo dèe essere commendato? E certo non a torto: ché, se i miei occhi non m’ingannarono, niuna laude da te data gli fu che io lui operarla, e piú mirabilmente che le tue parole non poteano esprimere, non vedessi: e se pure in ciò alcuno inganno ricevuto avessi, da te sarei stata ingannata. Dirai adunque che io con uomo di bassa condizion mi sia posta? Tu non dirai il vero: ma per avventura se tu dicessi con povero, con tua vergogna si potrebbe concedere, che cosí hai saputo un valente uomo tuo servidore mettere in buono stato; ma la povertá non toglie gentilezza ad alcuno, ma sí avere. Molti re, molti gran prencipi furon giá poveri, e molti di quegli che la terra zappano e guardan le pecore giá ricchissimi furono, e sonne. L’ultimo dubbio che tu movevi, cioè che di me farti dovessi, cacciai del tutto via: se tu nella tua estrema vecchiezza a far quello che giovane non usasti, cioè ad incrudelir, se’ disposto, usa in me la tua crudeltá, la quale ad alcun priego porgerti disposta non sono, sí come in prima cagion di questo peccato, se peccato è; per ciò che io t’accerto che quello che di Guiscardo fatto avrai o farai, se di me non fai il simigliante, le mie mani medesime il faranno. Or via, va’ con le femine a spander le lagrime, ed incrudelendo, con un medesimo colpo e lui e me, se cosí ti par che meritato abbiamo, uccidi. — Conobbe il prenze la grandezza dell’animo della sua figliuola, ma non credette per ciò in tutto lei sí fortemente disposta a quello che le parole sue sonavano, come diceva; per che, da lei partitosi e da sé rimosso di volere in alcuna cosa nella persona di lei incrudelire, pensò con gli altrui danni raffreddare il suo fervente amore, e comandò a’ due che Guiscardo guardavano che senza alcun romore lui la seguente notte strangolassono, e trattogli il cuore, a lui il recassero. Li quali, cosí come loro era stato comandato, cosí