Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/306

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302 giornata quarta

uno e da uno altro raccontate raccolse, e sì le piacevano, che essa, seco stessa imaginando come fatto esser dovesse, ferventemente di lui s’innamorò, e piú volentieri che d’altro di lui ragionava e chi ne ragionava ascoltava. D’altra parte, era, si come altrove, in Cicilia pervenuta la grandissima fama della bellezza parimente e del valor di lei, e non senza gran diletto né invano gli orecchi del Gerbino aveva tocchi: anzi, non meno che di lui la giovane infiammata fosse, lui di lei aveva infiammato. Per la qual cosa, infino a tanto che con onesta cagione dall’avolo d’andare a Tunisi la licenza impetrasse, disideroso oltre modo di vederla, ad ogni suo amico che lá andava imponeva che a suo potere il suo segreto e grande amor facesse, per quel modo che miglior gli paresse, sentire, e di lei novelle gli recasse. De’ quali alcuno sagacissimamente il fece, gioie da donne portandole, come i mercatanti fanno, a vedere: ed interamente l’ardore del Gerbino apertole, lui e le sue cose a’ suoi comandamenti offerse apparecchiate. La quale con lieto viso e l’ambasciadore e l’ambasciata ricevette: e rispostogli che ella di pari amore ardeva, una delle sue piú care gioie in testimonianza di ciò gli mandò. La quale il Gerbino con tanta allegrezza ricevette, con quanta qualunque cara cosa ricever si possa, ed a lei per costui medesimo piú volte scrisse e mandò carissimi doni, con lei certi trattati tenendo da doversi, se la fortuna conceduto l’avesse, vedere e toccare. Ma andando le cose in questa guisa ed un poco piú lunghe che bisognato non sarebbe, ardendo d’una parte la giovane e d’altra il Gerbino, avvenne che il re di Tunisi la maritò al re di Granata; di che ella fu crucciosa oltre modo, pensando che non solamente per lunga distanza al suo amante s’allontanava, ma che quasi del tutto tolta gli era: e se modo veduto avesse, volentieri, acciò che questo avvenuto non fosse, fuggita si sarebbe dal padre e venutasene al Gerbino. Similmente il Gerbino, questo maritaggio sentendo, senza misura ne viveva dolente, e seco spesso pensava, se modo veder potesse, di volerla tôrre per forza, se avvenisse che per mare a marito n’andasse. Il re di Tunisi, sentendo alcuna cosa di questo amore e del proponimento del