Pagina:Boccaccio - Decameron I.djvu/397

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novella ottava 393

e passolla dall’altra parte. Il qual colpo come la giovane ebbe ricevuto, cosí cadde boccone, sempre piagnendo e gridando: ed il cavaliere, messo mano ad un coltello, quella aprí nelle reni, e fuori trattone il cuore ed ogni altra cosa da torno, a’ due mastini il gittò, li quali affamatissimi incontanente il mangiarono; né stette guari, che la giovane, quasi niuna di queste cose stata fosse, subitamente si levò in piè e cominciò a fuggire verso il mare, ed i cani appresso di lei sempre lacerandola, ed il cavaliere, rimontato a cavallo e ripreso il suo stocco, la cominciò a seguitare: ed in piccola ora si dileguarono in maniera, che piú Nastagio non gli potè vedere. Il quale, avendo queste cose vedute, gran pezza stette tra pietoso e pauroso, e dopo alquanto gli venne nella mente, questa cosa dovergli molto poter valere, poi che ogni venerdí avvenia; per che, segnato il luogo, a’ suoi famigliari se ne tornò, ed appresso, quando gli parve, mandato per piú suoi parenti ed amici, disse loro: — Voi m’avete lungo tempo stimolato che io d’amare questa mia nemica mi rimanga e ponga fine al mio spendere: ed io son presto di farlo, dove voi una grazia m’impetriate, la quale è questa, che venerdí che viene voi facciate sí che messer Paolo Traversaro e la moglie e la figliuola e tutte le donne lor parenti, ed altre chi vi piacerá, qui sieno a desinar meco. Quello per che io questo voglia, voi il vedrete allora. — A costor parve questa assai piccola cosa a dover fare: ed a Ravenna tornati, quando tempo fu, coloro invitarono li quali Nastagio voleva, e come che dura cosa fosse il potervi menare la giovane da Nastagio amata, pur v’andò con l’altre insieme. Nastagio fece magnificamente apprestar da mangiare, e fece le tavole mettere sotto i pini dintorno a quel luogo dove veduto aveva lo strazio della crudel donna: e fatti metter gli uomini e le donne a tavola, si ordinò, che appunto la giovane amata da lui fu posta a seder di rimpetto al luogo dove doveva il fatto intervenire. Essendo adunque giá venuta l’ultima vivanda, ed il romor disperato della cacciata giovane da tutti fu cominciato ad udire; di che maravigliandosi forte ciascuno e domandando che ciò fosse, e niuno sappiendol dire, levatisi tutti diritti e riguardando che ciò potesse essere, videro la