Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/168

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162 giornata ottava

imperadore, sì siamo di cari vestimenti e di belle cose ornati. Ma sopra tutti gli altri piaceri che vi sono si è quello delle belle donne, le quali subitamente, pur che l’uom voglia, di tutto il mondo vi son recate. Voi vedreste quivi la donna de’ barbanicchi, la reina de’ baschi, la moglie del soldano, la ’mperadrice d’Osbech, la ciancianfera di Norrueca, la semistante di Berlinzone e la scalpedra di Narsia. Che vi vo io annoverando? E’ vi sono tutte le reine del mondo, io dico infino alla schinchimurra del Presto Giovanni: or vedete oggimai voi! Dove, poi che hanno bevuto e confettato, fatta una danza o due, ciascuna con colui a cui istanza v’è fatta venire se ne va nella sua camera: e sappiate che quelle camere paiono un paradiso a vedere, tanto son belle! E sono non meno odorifere che sieno i bossoli delle spezie della bottega vostra, quando voi fate pestare il comino; ed havvi letti che vi parrebber piú belli che quel del doge di Vinegia, ed in quegli a riposar se ne vanno. Or che menar di calcole e di tirar le casse a sé, per fare il panno serrato, faccian le tessitrici, lascerò io pensar pure a voi! Ma tra gli altri che meglio stanno, secondo il parer mio, siam Buffalmacco ed io, per ciò che Buffalmacco le piú delle volte vi fa venir per sé la reina di Francia ed io per me quella d’Inghilterra, le quali son due pur le piú belle donne del mondo: e sì abbiamo saputo fare, che elle non hanno altro occhio in capo che noi; per che da voi medesimo pensar potete se noi possiamo e dobbiamo vivere ed andare piú che gli altri uomini lieti, pensando che noi abbiamo l’amore di due cosí fatte reine: senza che, quando noi vogliamo un mille o un dumilia fiorini da loro, noi non gli abbiamo. E questa cosa chiamiam noi volgarmente «l’andare in corso», per ciò che, sí come i corsari tolgono la roba d’ogni uomo, e cosí facciam noi: se non che di tanto siamo differenti da loro, che eglino mai non la rendono, e noi la rendiamo come adoperata l’abbiamo. Ora avete, maestro mio da bene, inteso ciò che noi diciamo «l’andare in corso»: ma quanto questo voglia esser segreto, voi il vi potete vedere, e per ciò piú nol vi dico né ve ne priego. — Il maestro, la cui scienza non si stendeva forse piú oltre che il medicare i fanciulli del