Pagina:Boccaccio - Decameron II.djvu/246

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
240 giornata decima

anella ed ogni altra cara gioia che io ho; l’altro è pieno di terra. Prendete adunque l’uno, e quello che preso avrete si sia vostro: e potrete vedere chi è stato verso il vostro valore ingrato, o io o la vostra fortuna. — Messer Ruggeri, poscia che vide cosí piacere al re, prese l’uno, il quale il re comandò che fosse aperto: e trovossi esser quello che era pien di terra; laonde il re ridendo disse: — Ben potete vedere, messer Ruggeri, che quello è vero che io vi dico della fortuna: ma certo il vostro valor merita che io m’opponga alle sue forze. Io so che voi non avete animo di divenire spagnuolo, e per ciò non vi voglio qua donare né castel né cittá, ma quel forziere che la fortuna vi tolse, quello in dispetto di lei voglio che sia vostro, acciò che nelle vostre contrade nel possiate portare e della vostra vertú con la testimonianza de’ miei doni meritamente gloriarvi possiate co’ vostri vicini. — Messer Ruggeri, presolo e quelle grazie rendute al re che a tanto dono si confaceano, con esso lieto se ne ritornò in Toscana.

[II]

Ghino di Tacco piglia l’abate di Cligni e medicalo del male dello stomaco, e poi il lascia; il quale, tornato in corte di Roma, lui riconcilia con Bonifazio papa, e fállo friere dello Spedale.


Lodata era giá stata la magnificenza del re Anfonso nel fiorentin cavaliere usata, quando il re, al quale molto era piaciuta, ad Elissa impose che seguitasse; la quale prestamente incominciò:

Dilicate donne, l’essere stato un re magnifico e l’avere la sua magnificenza usata verso colui che servito l’avea non si può dire che laudevole e gran cosa non sia: ma che direm noi se si racconterá, un cherico aver mirabil magnificenza usata verso persona che, se inimicato l’avesse, non ne sarebbe stato biasimato da persona? Certo non altro, se non che quella del re fosse vertú e quella del cherico miracolo, con ciò sia cosa che essi